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Biografia di Franco Pozzi
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Tratto da un libro in fase di ultimazione.
«Anche io in questi giorni non ho fatto che pensare a te, anzi no, desidero essere più corretta possibile, è da quando ti hanno dimesso dall’ospedale che ti penso, ma non ti ho mai detto niente, in quel periodo avevo un diavolo per capello perché mi ero appena sposata ed ero rimasta subito incinta. Nel frattempo seppi che ti eri appena sistemato, quindi decisi di non andare a mettere zizzania in casa d’altri. Mi saresti anche passato di mente, se i giornali non avessero parlato della tragica morte della tua compagna, ma anche qui ero presa fra la separazione e i bimbi, per cui mi era impossibile muovermi liberamente da casa, ma la mia grandissima opportunità di rincontrati, senza farmi riconoscere né da te e né da Lulù, è stata la cena di lavoro. Lulù ti imboccava, e tu eri li, proprio davanti a me che finalmente dopo tantissimo tempo mi stavi parlando».
Come mai non ti sei fatta riconoscere subito?
«Quella sera non ti dissi niente perché ero troppo presa dalla causa che avrei avuto il giorno successivo, e per me quest’ultima causa era più importante di qualsiasi altra cosa al mondo perché riguardava l’affidamento dei miei tre marmocchietti che purtroppo adesso non ho più».
Riflessioni.
Anche se il libro in questione è tutto inventato, tuttavia ho cercato di racchiudere, qua e là, delle situazioni reali dalla nostra società.
Mille storie, mille incomprensioni, mille problematiche, ma chi ci rimette in tutto questo, sono sempre loro, i bimbi.
Oggigiorno le coppie si dividono con troppa facilità, questo perché in famiglia si parla davvero poco, e quando si parlano, per chiarirsi le idee, non c’è comprensione fra i due. Questo perché si dà tutto per scontato, invece nella vita non c’è niente di scontato, ma tutto va guadagnato con enorme fatica da ambedue le parti.
Come dicevo poc’anzi, chi ci rimette in tutto questo sono proprio i bimbi, i quali per colpa di queste incomprensioni, vengono sballottati di qua e di là, senza ricevere l’amore che necessitano.
Il frutto dell’amore viene messo da parte, per favorire i propri egoismi!
Non vi sembra un po’ troppo caro il prezzo che queste creature si ritrovano a pagare, già così in tenera età?
Ok, si riprende alla grande ragazzi.
Qualche mattina fa, sentendo il telegiornale, ho sentito la notizia della ragazza morta per exstasi in una delle tante discoteche del nostro bel paese, l’Italia.
Nel 2004, ma ancora si muore di droga, ed è questi ragazzi che oggi rivolgo il mio appello.
«Sono un ragazzo costretto dalla nascita a vivere su una sedia a rotelle, a causa del forcipe, quella specie di pinza che usano per estrarre i bimbi dall’utero.
“Io” non mi sono mai e poi mai sentito “un’handicappato”.
Una cosa è “essere ” handicappato, un’altra è “fare” l’handicappato.
Nella mia vita fin qui vissuta intensamente ho fatto di tutto, anche cose che non pensavo mai e poi mai di incontrare lungo la via. Sono felicissimo di essere “HANDICAPPATO”. Ho voglia di vivere, ma soprattutto voglio vivere.
Ragazzi miei bellissimi, siete la speranza della mia vita. Cosa cercate dalla vostra vita, cosa, cosa?
Il guaio è che oggigiorno si ha tutto, si ha troppo, non ci accontentiamo più di niente, tutto ci è dovuto, invece non è così la vita: è tutta un’altra cosa.
Bisogna accontentarsi delle piccole cose del quotidiano, ma soprattutto farle nostre queste cose, queste piccole, grandi cose.
E se proprio il giorno è buio e freddo, un giorno in cui non siamo in sintonia con l’altro, “IO”, che faccio? Mi chiudo in camera mia, accendo lo stereo, cerco una qualsiasi stazione radiofonica dove passa una canzone che mi ci vuole in quell’esatto momento e mi lascio abbandonare, mi rilasso, accendo il mio amico computer e faccio una partita al solitario, e se proprio non vuole passare mi metto nel letto, aspettando che passi, ma soprattutto aspettando l’alba bellissima del domani, tutta da scoprire.
Ragazzi miei bellissimi IO vi conosco uno per uno, sono stato otto mesi e mezzo a San Galgano, ogni tanto ci passo, mi fermo, mi sento a casa mia, la mia piccola grande famiglia, fatta dagli scarti di questa società di merda.
La ricchezza dell’uomo
Nella povertà della ricchezza interiore dell’uomo,
ho trovato i diamanti più belli che abbia mai conosciuto.
“IO” sto benissimo nella merda dei rifiuti che questa società fa ogni giorno, là io trovo gioielli, diamanti, persone che non sai proprio darti una spiegazione di come hanno fatto a cadere.
Ragazzi miei, smettetela di farvi le pere, non vale proprio la pena, perché la “VITA” è “BELLISSIMA”, tutto sta ad accontentarsi.
La “VITA” non è affatto una passeggiata, è difficilissimo vivere. Ci sono tantissime difficoltà, tantissimi trabocchetti da superare, bisogna tenere sempre la testa alta, avere mille occhi...
Ma la colpa non è solo vostra: sapete, la colpa purtroppo è anche dei genitori troppo permissivi, che non si accorgono che il figlio o la figlia ha qualche problema, “babbo mamma mi serve cinquanta mila lire per andare in discoteca con gli amici, tieni basta che ci lasci in pace”, “babbo mamma solo per questa volta ti prego da lunedì mi cerco un lavoro pulito e onesto, dai babbino o mammina non vi deluderò questa volta, ....” ecc, ecc.
Ragazzi miei voi siete la mia speranza, il mio domani, sì, tu con il cappellino blu, sì proprio tu!»
Chissà se questo messaggio arriverà ai destinatari, ma adesso sto tanto meglio, perché le cose vanno dette in faccia, senza aver paura di far del male a qualcuno.
La prossima settimana non farò gli aggiornamenti quotidiani perché vado qualche giorno a casa mia. Ci ritroveremo tutti quanti il trenta agosto, per continuare il nostro viaggio assieme. Ciao a tutti.
Confessione di una giovane. Anno 1975/ ‘76, circa.
«Non mi potrò mai dimenticare il sapore di quel bacio».
(Il bacio era di un disabile a me rimasto sconosciuto).
Riflessioni.
Queste sono le parole di una giovane per descrivere un bacio.
Non ho mai avuto l’opportunità di baciare una donna sulle labbra, ma nonostante questo, ho scritto tantissime poesie su questo tema.
Mentre scrivevo queste poesie, cercavo di immedesimarmi nella scena, se così si vuol chiamare, cercando di catturare tutte le sensazioni che probabilmente una persona prova veramente quando bacia. Sentivo tutti i muscoli del mio corpo tirarsi e rilassarsi allo stesso tempo. Insomma, una sensazione tanto strana quanto unica, in tutti i suoi aspetti.
Carissima
Carissima,
ti amo;
ti amo
perché sei vera;
ti amo
perché sei sincera;
ti amo
perché sei donna,
una donna con le palle.
Sei entrata piano piano nel mio cuoricino e
adesso non ti lascerò più scappare;
fai parte integrante di me e
senza di te la mia vita non ha più senso;
un tuo bacio sulle mie labbra
avrebbe un effetto devastante sulla mia psiche;
bacio boomerang
capace di farmi fare cose impensabili;
immagino di baciarti e dolcemente
e come in un incantesimo tutto si trasforma;
sento tutti i muscoli del mio miserissimo corpicino rilassarsi,
meglio di ogni terapia o farmaco;
le nostre labbra stanno l’una sull’altra,
baciandosi,
emettendo un soave e melodico canticchìo;
baciami e
vedrai, non ti deluderò.
Con i tuoi baci e il tuo immenso amore,
fammi impazzire per l’eternità!
Vi lascio immaginare quanto sia stato difficile scrivere questa poesia, ma non voglio aggiungere altro, altrimenti corro il rischio di intaccare la vostra immaginazione.
Dopo la morte di mia madre, nel luglio ‘95, ho incontrato, lungo la via della vita, del giovani davvero eccezionali, i quali mi hanno aiutato a superare i miei momenti più bui della mia esistenza, e facendomi fare una vita normale.
Chissà se questo fatto è un segno dell'esistenza dell'al di là, ma sono certo che tutti i miei cari trapassati siano costantemente vicino a me, per sostenermi nelle fatiche del quotidiano.
Cosa dite, sarò pazzo! Per pensare questo.
Si parla tanto di uguaglianza, ecco il mio punto di vista racchiuso in una poesia.
L’uguaglianza
Sei unica e splendente,
proprio come me;
l’unicità che ci unisce
si chiama diversità;
l’unicità e diversità si sposeranno
soltanto dopo che l’uomo avrà capito
l’uguaglianza che ci unisce.
Tratta dal libro.
Pensando a noi, viaggio nell’intimo più profondo.
Acqua dell’amore
Non ti lascerò morire
ma vivremo uniti per l’eternità;
inonderò il tuo corpicino
con acqua purissima e
spegnerò tutti i focolai ancora accesi;
farò di te un giardino sempre verde
con una moltitudine di fiori tutti diversi
mai visti sulla faccia della terra;
ti inonderò con l’acqua dell’amore e
rinascerai a nuova vita;
quella vita che hai sempre cercato
ma che nessuno ti ha mai saputo dare;
perché nessuno mai,
ha capito
la donna eccezionale che sei.
Riflessioni.
Ogni individuo, qualsiasi sia il suo credo religioso, razza, stato sociale etc etc, va inondato con tutto l’amore che ti porti dentro, come se fosse un figlio. Amare significa, rispetto per l’altro.
Guarda la natura come è variopinta e perfetta, in tutti i suoi aspetti, non conosce leggi scritte, ma la moltitudine di animali che ne fanno parte, fra loro si amano e si rispettano l’uno con l’altro.
Purtroppo l’essere umano non è così, perché?
Per quanto mi riguarda, il ritornello della canzone della Banda Bardo, «attenzion concentrazion, ritmo e vitalità», sia proprio vero.
Personalmente ritengo che la vita vada presa con ritmo e vitalità, in tutti i suoi aspetti, anche i più brutti, con la stessa intensità con cui cerchi di conoscere una determinata persona per amarla e onorarla finché morte non vi separi.
L’intensità che sto tentando di spiegarvi, io ce l’ho nel sangue dal mattino alla sera. E’ come se dentro di me ci fosse un fuoco, il quale mi spinge ad andare sempre in avanti, verso il mio prossimo.
Il mio prossimo sono tutti i giovani che incontro lungo la via della vita, ed è a questi che oggi desidero lasciare questo messaggio: - «la vita è una avventura splendida, tutto sta a saperla prendere. La vita è una strada costantemente in salita, da cui non ci è permesso tornare indietro, perché sappiamo benissimo che chi si ferma è perduto. La vita è bella perché è piena di ostacoli, altrimenti sarebbe una solenne fregatura. La vita va vissuta al pieno delle proprie capacità personali, essendo vere, leali, autentiche con tutti, perché la falsità nel credere di aiutare l’altro non porta a niente, anzi, peggiora ogni giorno di più il rapporto che si è tentato di costruire, con dispendio di fatiche e di energie positive, che se usate in un altro modo, sono portatori di un benessere chiamato amore reciproco.
La vita
O tu cara sorgente
che dai vita ad un composto
che è tanto importante per l’uomo,
acqua che appena nasce si crea un letto
ove scende piano piano verso valle
dando luogo a torrenti,
che attraversano i primi paesi della loro vita.
Questi non sanno che daranno vita a fiumi,
i quali attraversano nazioni, regioni, città,
insozzandosi di petrolio, smog,
portandosi dietro sabbia, sassi, vite umane,
sfociando poi in una massa di acqua, il mare, “la morte”.
Perché questo; forse l’uomo è egoista?
La vita è tutta qui, basta prenderla a braccetto come una bellissima sposa, e tutto si trasformerà in un bel gioco, il gioco della solidarietà umana, dove non ci saranno più sozzerie, come ho narrato nella poesia, ma ci sarà soltanto - amore universale, - unica medicina capace di guarire qualsiasi malattia».
Tempo permettendo, il primo settembre, andrò in barca a vela con la protagonista del libro, per l’esattezza con Patty e i suoi due figli. Un’esperienza unica ed irripetibile in tutti i suoi aspetti.
Sono già stato due volte in barca a vela, e vi posso assicurare che ho provato una sensazione tanto strana quanto unica, quella di essere stato preso in braccio da qualcuno, il quale mi cullava come se fossi un neonato in fasce.
Questo cullare naturale del mare e del vento, mi fa rilassare a tal punto da farmi perdere tutta la forza che mi porto dentro. Insomma un’ottima terapia naturale per il mio fortissimo spasticismo.
Tratto da un libro in fase di ultimazione.
«Dimmi, forse preferivi morire invece di vivere? Ascolta ciò che ti dico adesso: ritieniti fortunato nella disgrazia, perché ho conosciuto tantissime persone che pur avendo una famiglia alle spalle, erano stati messi in qualche ospizio perché in casa non li volevano. Mi rendo perfettamente conto che è difficilissimo accettare di vivere così, quasi da parassita in confronto a prima, però vivi e mi fai vivere. È soltanto grazie a te che ho riscoperto tutta la gioia di vivere e di andare sempre avanti nonostante tutto, per cui a qualcosa servi anche tu a questo mondo, non è vero?».
Riflessioni.
Anche se la storia raccontata in questo libro è tutta inventata dall’inizio alle fine, ho cercato di racchiudere alcune situazioni, che si manifestano quasi quotidianamente, nella nostra società super industrializzata all’inverosimile.
Penso che la situazione che ho cercato di raccontare in quelle due righe, sia proprio vera, l’anziano o il disabile, viene allontanato dalla famiglia d’origine, per essere inserito in qualche isola felice chiamata, a seconda delle ipotesi, comunità, o casa di riposo, abbandonato molto spesso al suo destino... una situazione di solitudine, e talvolta anche di abbandono totale di se stessi, che lo fa sentire uno scarto della società.
Nel nome dell’autonomia e della libertà individuale, non ci rendiamo conto che stiamo scartando un componente dalla nostra famiglia, la parte più bella della nostra società, quella del bisognoso.
Il bisognoso infatti, ha bisogno di tutto, questo lo so benissimo perché sono la prova vivente di quello che sto dicendo.
L’essere dipendente da altre persone, mi ha fatto capire quanto vale l’altro che ti sta aiutando.
Se chi ha bisogno capisce questo valore, come fa a non capirlo un figlio nei confronti dei genitori anziani, o i genitori verso un figlio disabile?