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Biografia di Franco Pozzi
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«Dal non sapersi spiegare il significato della morte alla felicità».
Cosa dire sulla felicità. Come ho scritto più volte nel sito, la felicità si ottiene se l’individuo si accontenta delle piccole cose che la vita gli offre ogni giorno. Ognuno nella vita ha i suoi pesi da portare avanti giornalmente, e grazie al cielo che è così, altrimenti che significato avrebbe la vita? Zero, perché sarebbe troppo piatta, invece la vita è bellissima perché è imprevedibile sotto ogni punto di vista, e la felicità del singolo non è altro che il sapere ribaltare una situazione negativa in positivo. Altrimenti che significato ha la felicità?
«Dal camminare; su una carrozzina; in barella, al non sapersi spiegare il significato della morte».
Forse sarò pazzo, ma non so spiegarmi il perché prima o poi devo morire. Sto tanto bene su questa terra, che non riesco a capire il significato della morte. Per quanto mi riguarda amo così tanto la vita, che morire mi sembra un’assurdità, perché sono straconvintissimo che tutti i miei cari morti siano costantemente vicino a me a sostenermi in questo cammino splendido della vita.
Cosa dite, sarò pazzo oppure no? A voi l’ardua sentenza.
«Dal rapporto di amicizia con una donna al camminare; su una carrozzina; in barella».
Queste sono le terribili parole di una signora, la quale nel corso della sua vita è passata da queste tappe. Tappe bruttissime, che non auguro a nessuno di passare, perché, oltre a dovere accettare handicap, si nota quanto la vita sia imprevedibile, tuttavia bisogna reagire in qualche modo.
Riflessione.
Vedo tantissimi giovani attorno a me che sono demotivati a portare avanti gli impegni che si sono liberamente assunti. A loro è dedicato questo messaggio.
«Caro amico-a che ci aiuti, o chi viene qua soltanto per qualche giorno per fare del volontariato, ascoltami ti prego. Aiutare una persona a fare ciò che non può fare da solo non è un gioco, questo fino a poco tempo fa lo davo per scontato, ma purtroppo non è così. Vedo alcuni giovani demotivati nel compiere il servizio verso il bisognoso, quasi se gli pesasse svolgere i suoi compiti. Il servizio verso l’altro deve essere fatto con amore, e non per altro, come purtroppo avviene. Chi aiuta deve diventare un tutt’uno con chi viene aiutato, deve imparare ad ascoltare i suoi bisogni, facendo finta che il bisognoso sia proprio lui che aiuta, soltanto così potrà capire le difficoltà che ha l’altro nel fare le cose».
«Dal bisogno di un affetto al rapporto di amicizia con una donna».
Tratto dal libro
«Pensando a noi, viaggio nell’intimo più profondo».
Fino a poco tempo fa pensavo che potesse esistere una vera amicizia tra uomo e donna, adesso ho qualche dubbio, semplicemente non l’avevo mai sperimentata sin d’ora, penso che sia quasi impossibile, perché bisognerebbe rimanere abbastanza distaccati e non farsi prendere più di tanto, cosa che non riesco proprio a fare; poi bisogna anche fare i conti con la fortissima attrazione sessuale che io ho nei tuoi confronti.
Riflessioni.
Anche se quanto scritto sopra l’ho scritto nel libro dedicato a Patty, penso questo sull’amicizia con una donna. Come ho già detto poc’anzi, penso che sia quasi impossibile avere un vero rapporto di pura amicizia con l’altro sesso, perché ci sono troppi fattori scatenanti nella donna, i quali fanno perdere la testa all’uomo.
Indipendentemente dalla sua natura, bella o brutta, la donna sa catturare l’uomo in ogni modo, facendoli fare ciò che desidera senza che lui se ne renda conto, perché l’uomo è un eterno bambino, e la donna ha sicuramente una marcia in più rispetto all’altro sesso.
«Dalla speranza di pace nel mondo al bisogno di un affetto».
Anche io, come tutti i comuni mortali, avrei bisogno di un affetto.
L’affettività di cui avrei bisogno, non è tanto andare a letto con una donna, perché potrei benissimo andare con le prostitute. L’affettività che cerco nelle persone che mi stanno costantemente vicino, è diversa, ma allo stesso momento uguale per tutti, uomini e donne. Forse sto sbagliando terminologia, comunque l’affettività per quanto mi riguarda si chiama rispetto nei miei confronti, in quanto ho tantissime difficoltà, nel parlare, e sia nel mangiare, per cui chi rispetta le mie difficoltà con pazienza e serenità nel suo cuore, mi da anche l’affettività di cui ho bisogno, per continuare il viaggio splendido della vita.
«Dall’esperienza che mi piacerebbe riprendere con Patty alla speranza di pace nel mondo».
Fra uomini e donne saremo qualche miliardo, e tutti vogliamo la pace.
Come è possibile ottenerla, se in casa nostra scoppiano litigi per niente? Ecco la mia ricetta.
La pace è possibile soltanto ed esclusivamente se l’uomo si ridimensiona, quanto basta per vivere come fratelli, così non ci saranno più né vincitori e né vinti, come purtroppo esistono oggigiorno perché sarà l’amore che governerà su l’uomo, e non l’uomo che governa su l’altro. Insomma, una nuova visione di concepire la vita, ma l’uomo come la pensa?
«Dall’esperienza fatta in una delle tantissime comunità di Don Gelmini all’esperienza che mi piacerebbe riprendere con Patty».
Tratto dal libro.
«Pensando a noi, viaggio nell’intimo più profondo».
... La mia vita dovrebbe essere tanto più semplice e tanto più povera, come ho sempre sognato di fare, restando accanto a chi soffre e a chi ha bisogno di aiuto. Vorrei avere il suo spirito, il suo carisma e le sue capacità per fare una vita vera, degna di questo nome, ma anche per questo che ho bisogno di te e della tua grandissima esperienza in quanto sei stata l’unica a capire veramente il messaggio di vita che Don Natalino portava nel cuore.
Riflessioni.
Don Natalino portava un sogno nel cuore, quello di dare una famiglia a chi non l’aveva. Questo adesso è diventato il mio sogno più grande, quello di rimettere in piedi una esperienza molto simile a quella che lui aveva iniziato a fare l’otto settembre 1980, con tantissimi sacrifici e rinunce.
Ritengo che questa sia l’unica strada percorribile per farmi sentire in qualche modo realizzato, perché è questa la vita che ho sempre sognato di fare.
Per cercare di rimettere in piedi un qualcosa di molto simile all’esperienza fatta quando abitavo nel cuneese, avrei bisogno di persone che si dedicassero completamente all’altro che ha bisogno, e che facessero la mia stessa scelta di vita, una scelta piena di sacrifici e di rinunce, ma che allo stesso tempo arricchisce interiormente l’individuo, facendolo crescere e maturare.
«Dalla ricchezza interiore del povero all’esperienza fatta in una delle tantissime comunità di Don Gelmini».
Ritengo che l’esperienza fatta in una delle tantissime comunità di Don Gelmini sia un buonissimo trampolino di lancio per tutti i giovani, indipendentemente dal problema tossicodipendenza o meno.
Vedo tanti giovani in giro, che pur non avendo questo tipo di problema, sono molto spesso privi di energie positive, o per meglio dire quasi nulla tenenti.
Forse il giovane di oggi ha troppe libertà rispetto a ieri, prendendo così la vita con più leggerezza e meno entusiasmo di una volta, facendo sembrare i problemi delle montagne insormontabili.
La comunità di Don Gelmini da l’opportunità ai giovani di uscire dalla tossicodipendenza, ma soprattutto da al giovare l’opportunità di conoscersi fino in fondo, in un confronto quotidiano sincero e leale, che non lascia spazi alla bugie. Inoltre tutti i componenti della casa hanno le loro precise responsabilità da mattina a sera, insegnando loro cosa vuol dire vivere.
«Dal servizio verso l’altro alla ricchezza interiore del povero».
Andando a curiosare qua e là su Internet mi sono imbattuto su questo sito, www.giovaniemissione.it Aprendolo ho letto questa frase, «l’Africa e i poveri si sono impadroniti del mio cuore che vive in me», scritta da Daniele Comboni, padre missionario in Africa.
Queste sono le mie riflessioni.
Chi pensa che noi ricchi stiamo meglio dei poveri si sbaglia di grosso. E’ vero, noi ricchi non patiamo la fame come l’africano perché abbiamo un lavoro e cibo in abbondanza, noi ricchi non patiamo il freddo come il peruviano perché abbiamo una casa e delle coperte per scaldarci, noi abbiamo tutti i comfort che ci servono per vivere egregiamente questa vita, i poveri non hanno niente di tutto questo, ma ciò che hanno vale molto più di qualsiasi altra cosa che noi abbiamo.
In una poesia che ho scritto il 7 maggio 2001, intitolandole essere poveri,. scrissi questi due versetti:
«il vero povero è ricchissimo dentro e,
sa apprezzare la vita;
sa tenerla in mano e,
non se la fa scappare».
Eccola qua la vera ricchezza del povero; cosa che manca al ricco perché ormai è arrivato all’apice e non vuole tornare indietro, perché tornare indietro costa più fatica che andare avanti.
E’ qui che dobbiamo trovare l’anello di congiunzione, fra i ricchi e i poveri. Ci dobbiamo chiedere chi sta peggio tra i due, soltanto dopo che avremo trovato questo anello di congiunzione, potremo dire qualcosa su questa questione che sta dividendo il mondo intero in due parti.
«Dal non sentirsi soli al servizio verso l’altro».
Non ricordo più se ho già trattato questo tema nel mio sito, comunque non fa mai male rispolverare certe cose che sono la base per fare un buon volontariato verso l’altro.
Appena finiti gli studi in ragioneria nell’ormai lontanissimo 1979, presi il mio zaino sulle spalle e mi misi in cerca di un posto dove mi potessi rendere utile a qualcuno in qualche modo. Trovai ospitalità presso una comunità nel cuneese, dove ho passato gli anni più belli della mia vita.
Là c’erano più problematiche mischiate assieme, ma di disabile c’ero solo io, quindi vi lascio immaginare le difficoltà che ho dovuto affrontare. Nonostante ciò ero felicissimo di stare in questo posto, perché mi sentivo utile a qualcuno che stava assai peggio di me.
Pur non potendo fare niente di materiale, mi sentivo impegnato ugualmente, perché erano proprio gli altri, quelli che stavano peggio di me, a farmi sentire una persona normale, parlandomi di loro stessi e dei loro problemi senza paura di essere giudicati.
Nel limiti del possibile facevo di tutto, dal padre che ascoltava ad andare a fare la spesa con la mia formula uno, ovvero l’intramontabile carrozzina elettrica, al baby-sitter. Insomma, mi sentivo realizzato, perché era il posto che tanto sognavo di trovare dove spendere al meglio delle mie possibilità la mia vita.
Riflessioni.
Ho racchiuso in questo brevissimo racconto tutta la voglia d’amare per chi sta peggio di me, trovando la forza di andare aventi nei più bisognosi. Per stare in mezzo a loro ho detto no ad un posto di lavoro in banca.
Cari giovani miei, sono queste le cose che contano nella vita. Chi si avvicina ad un’esperienza di volontariato qualsiasi, se veramente vuole portarsi a casa qualcosa di importante per la sua crescita interiore, si deve amalgamare con chi ha bisogno, altrimenti non a senso andare a fare del volontariato, il quale, se fatto come si deve, ti può cambiare la vita.
Amalgamarsi
Come le nuvole si amalgamano fra di loro,
diventando belle e spumeggianti;
così l’amore si deve amalgamare
ad ogni essere umano.