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Biografia di Franco Pozzi
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«Dal cantare da mattina a sera perché felice di vivere ad una massima».
Chi bello vuol apparire le pene dell’inferno deve pagare.
«Dal sentirsi innamorato al cantare da mattina a sera perché felice di vivere».
E’ vero, canto da mattina a sera perché sono felice di vivere. La mia felicità la ritrovo in me stesso, perché penso sempre a chi sta peggio di me. Capendo le fortune che possiedo, non mi interessa un fico secco se non mi potrò mai mettere un paio di sci ai piedi, o farmi una bella camminata in riva al mare, perché ho un cervello che funziona a meraviglia, questo è quanto basta per farmi vivere sereno come una Pasqua.
«Dalla gratificazione di ieri al sentirsi innamorato».
Anche se la persona che mi interessa conoscere affettivamente non mi fila proprio, tuttavia la sensazione di sentirsi innamorato è bellissima, perché mi ricarica e mi fa sentire bene. Penso che la fase dell’innamoramento sia il momento più bello di una coppia, perché è come se entrassimo in un mondo completamente nuovo, dove i due si devono conoscere prima di iniziare a costruire qualcosa di importante per loro stessi.
Essendo un eterno innamorato, perché sin d’ora nessuna donna si è ancora accorta dell’immenso amore che racchiudo nel cuore, ho scritto questa poesia, dove ho cercato di descrivere alcune sensazioni che penso di avere se una donna mi donasse veramente il suo amore.
Un sogno
Sono proprio innamorato sai?
Farei qualsiasi cosa pur di averti al mio fianco;
il tuo profumo di donna mi inebria,
come se bevessi alcol da mattino a sera;
la tua voce mi da un senso di tranquillità e di serenità,
meglio di qualsiasi tranquillante;
baciare le tue labbra sembrerà come vivere un sogno,
un sogno che non ho mai potuto realizzare;
donati a me e vedrai che non te ne pentirai,
ma vivremo uniti per l’eternità.
«Dalla speranza di un domani migliore alla gratificazione di ieri».
Ieri pomeriggio, quando sono sceso a controllare mia posta elettronica su Internet, mi è successo una cosa del tutto inaspettata, alcuni dipendenti dalla agenzia stampa on line del Redattore Sociale di Capodarco, mi hanno fatto i complimenti per il sito. Così li voglio ringraziare. Inoltre desidero scusarmi con tutti loro per il disturbo che ogni giorno gli posso creare.
«Da ciò che sento dentro alla speranza di un domani migliore».
Anche se questo tema l’ho trattato poco tempo fa, lo vorrei riaffrontare con una poesia che ho scritto la scorsa settimana. La poesia riguarda la mia ipotetica affettività verso una donna, la quale, sempre ipoteticamente, si fa dei problemi a darmi il suo amore, perché disabile. Pensando di darle una risposta in merito a questo problema, ho scritto:
Chissà cosa sarà di noi
Più cerchi di fare l’arrabbiata,
e più non ci riesci;
chissà cosa mi vorresti dire,
forse mi vorresti dire di lasciarti perdere,
perché non ne vale proprio la pena che ci provi;
forse mi vorresti dire che senti qualcosa per me,
ma hai paura ad iniziare la storia,
perché disabile.
Sai,
sono ormai passati circa tre anni o poco più
da quando ci siamo conosciuti;
ma in tutto questo lasso di tempo
non sono riuscito a farti capire
che nella vita,
bisogna rischiare,
se vuoi costruire qualcosa di buono.
La vita certe volte è imprevedibile,
e nessuno potrà sapere cosa avverrà fra un’istante;
già,
cosa avverrà.
Chissà,
potrà piovere,
potrà nevicare,
o potrà splendere il sole;
tutto questo,
se non avviene,
non lo sapremo mai,
finché non si manifesterà concretamente.
Metti per puro caso che il destino
ci riservasse qualcosa di importante per entrambi,
cosa fai;
ti tiri indietro
per paura di non essere all’altezza
di gestire un rapporto d’amore con un disabile,
o vai avanti.
Ti prego,
non ti fermare soltanto a vedere
i problemi esteriori di una persona,
perché nel mio caso,
sono davvero tantissimi,
credimi;
guarda piuttosto a ciò che ti può dare interiormente,
perché la persona affetta da disabilità come me,
ti può dare la cosa più grande e più bella
che si porta nel cuore.
Questa cosa si chiama amore,
perché chi ha delle menomazioni fisiche,
capisce il suo vero valore;
dentro di me arde un fuoco che brucia,
ventiquattro ore al giorno,
che mi spinge sempre in avanti,
anche nelle situazioni più difficili.
Amore,
ecco chi sono,
e cosa ti posso offrire,
fai di me ciò che vuoi.
Carissimi, non mettete dei paletti in amore, perché l’amore non ne conosce. Guadate piuttosto la persona che vi è davanti, e che vi può anche interessare se non avesse il fottutissimo marchio HANDICAP sulle spalle, perché in amore non ci sono distinzioni, siamo tutti uguali.
Ecco qua rivelata la mia speranza di un domani migliore per tutti di quest’oggi, dove non esisterà più questa maledetta etichetta, che qualcuno ci ha messo addosso, e ci potremo veramente amare l’uno per l’altro e l’uno con l’altro.
«Dalla mia testardaggine a ciò che sento dentro».
Dentro ti me porto tanto amore. Amore per me stesso in primo luogo, perché senza di questo non potrei amare il mio prossimo. Amo tutto ciò che mi circonda, perché la vita è sacra per ogni essere vivente. Amo mettermi nelle situazioni più difficili, perché è lì che serve il mio aiuto.
Carissimo amico mio, amare è la cosa più bella che un individuo si porta dentro. Prendiamoci veramente tutti per mano, come in un gigantesco girotondo, per portare il nostro amore a chi non ce là. Tutti possono fare qualcosa per l’altro, basta soltanto un pizzico di buona volontà, e tutto si trasformerà in un bel gioco. Il gioco solidarietà umana, dove non ci saranno né vinti né vincitori, perché sarà il tuo amore a prendere il sopravvento sul male.
E tu, cosa aspetti a darmi una mano per iniziare questa bellissima gara di solidarietà?
Quest'oggi il consueto aggiornamento non uscirà.
«Dalla mia felicità alla mia testardaggine».
E’ vero, sono un testardo da far paura. La mia testardaggine non conosce confini, perché sono peggio di un mulo, e quando mi metto una cosa in testa, non sono contento finché non ottengo il risultato desiderato. Tante volte fa bene essere testardi, altre invece no, ma in entrambe casi mi fa sentire vivo, perché mi scontro con persone diverse dal mio modo di pensare, le quali mi fanno crescere e maturare.
«Dall’essere giunto al decimo anno di comunità alla mia felicità».
Se qualcuno di voi mi chiedesse cos’è la felicità, gli risponderei con questa poesia.
La felicità
Grazie amore,
grazie per la lezione di vita che mi hai dato;
non hai fatto niente di speciale,
mi hai soltanto parlato,
è quanto basta per rendermi felice.
La felicità è questa, è l’essere considerato che mi fa sentire felice, un piccolo gesto che tutti possono fare, ma che purtroppo in pochi fanno, perché oggigiorno la vita è diventata troppo frenetica e non si ha più tempo di stare assieme.
«Dalla festa di San Valentino all’essere giunto al decimo anno di comunità».
Oggi, quindici febbraio 2005, sono dieci anni che vivo stabilmente presso la comunità di Capodarco di Fermo. In questo giorno di festa, accompagnato da un velo di tristezza per aver lasciato la mia famiglia d’origine, desidero ringraziare tutti quelli che mi hanno accolto nella loro casa, facendomi imparare a vivere.